Le origini

“Nei mammiferi, i cuccioli hanno sempre un aspetto caratterizzato da linee morbide, arrotondate, stimoli inibitori di aggressività inequivocabili per l’adulto. Il cucciolo di lupo, in particolare, è tozzo, con orecchie pendenti, muso corto, forme che poco anno a che fare con quelle allungate e spigolose dell’animale adulto. Nei molossoidi, pur mitigati dalla possanza e dall’imponenza che questi cani hanno da adulti, i caratteri infantili sono bel visibili nel cranio ampio, nel muso corto, nell’ampiezza dei diametri trasersali. Anche le connotazioni caratteriali sono in linea con quelle morfologiche. In tutte le razze molossoidi si riscontra in genere una magiore dipendenza dall’uomo, un senso del possesso territoriale preponderante rispetto all’istinto di predazione, una duttilità e una ecletticità nel ricoprire ruoli e mansioni diverse. Proprio per questo il molosso è, più di altre razze, un cane nato con l’uomo e per l’uomo” (Il CANE CORSO – Casolino e Gandolfi – Mursia)

Le testimonianze dell’esistenza di un cane molossoide ai fianchi dell’uomo si perdono nei secoli passati. Risalgono al III e II millenio a.C. I reperti di Lagash e di Ur, entrambe città sumere site nell’antica regione mesopotamica. La scultura è custodita al Louvre e raffigura un molosso sumero, mentre il bassorilievo esposto al museo di Chicago rappresenta una femmina di molosso che allatta.

Altri numerosi reperti, rinvenuti in regioni diverse e databili nel susseguirsi dei secoli testimoniano inevocabilmente la costante presenza del cane molossoide al fianco dell’uomo.Evolutosi con la specie umana, differenziandosi in razze distinte in funzione del clima, dell’impiego e forse anche del gusto di chi lo allevava, questo compagno di storia arriva ai giorni nostri. In questa evoluzione e durante queste differenziazioni nasce il Cane Corso Italiano, che trova la sua collocazione ed il suo impiego naturale nelle masserie del centro – sud Italia. In queste aree veniva quotidianamente impiegato, apprezzato e stimato in qualità di custode e difensore delle corti medioeali, ma anche quale coadiuvande nella caccia ai grossi ungulati, al cinghiale ma anche al tasso e all’istrice. Funzionale ed apprezzato anche quale ausiliario durante le transumanze, idoneo alla difesa delle mandrie di cavalli, di bovini, ovini e non ultimo di maiali, il Cane Corso vive il suo periodo di maggior gloria nell’Ottocento e poi nel fervore della ripresa economica dopo la prima guerra mondiale.

Scrive Fernando Casolino: “L’ottocento dovrebbe considerarsi il periodo d’oro della razza da quanto si rintraccia attraverso l’arte e la letteratura, con una naturale efficacia delle attività e conseguente impiego dei Corsi fino al 1915. Dal ’15 al ’18, periodo della 1a guerra mondiale, le atiità agricole e pastorali subiscono una notevole flessione, riducendo anche l’interesse per il bestiame e, di conseguenza, determinando una minore esigenza della presenza dei Corsi. Dal 1920 al 1940 sono anni di ripresa, … ritorna un grande interesse per la terra … l’allevamento del bestame ritorna a svilupparsi ed il Cane Corso torna a pieno titolo a ricoprire il suo ruolo. Il Cane Corso ridiventa il cane comune del paese, del villaggio, del borgo. Chiuso talvolta in areali isolati diventa semplicemente IL CANE perche non vi sono altre razze. Il numero dei cani era notevole e gli allevatori disponevano d’un copioso materiale genetico da adoperare per ottenere soggetti sempre più idonei alle loro esigenze.”

Con l’arrivo della seconda guerra mondiale tutto si ferma, e anche una volta che questa seconda tragedia finisce, nonostante la pace, per le attività agricole continua la crisi. La conseguenza inevitabile delle leggi per la trasformazione fondiaria, l’avvio dell’era industriale, comportano il fallimento senza rimedio dei desideri di rinascita rurale. Nel decennio dal ’51 al ’61 molte masserie cessano qualsiasi attività e in questo panorama di crisi, mentre l’occupazione della popolazione meridionale passa dal 75% al 57%, il Cane Corso arriva a toccare il suo punto di maggior decadenza, circondato dal disinteresse e dalla negligenza della popolazione in quanto escluso e superfluo alle trasformazioni industriali.

Alla fondazione della SACC e la guida dell’Enci con i suoi esperti ed i suoi giudici, alla cura e all’avvio del recupero della razza ha contribuito Giancarlo Malavasi, prima col fratello Luciano, ora con la moglie Anna Battaglia”, attuale titolare dell’Allevamento Antico Cerberus.

Per l’attuale fortuna dei moderni appassionati, pronti a raccogliere quello che in passato altri hanno seminato, anche in quei tristi anni, come scrive ancora Fernando Casolino: “restano poche isole dove le tradizionali attività proseguono, con opportune migliorie, a ripercorrere le strade di sempre. Qui sopravvive anche il cane Corso, meno utilizzato ma mantenuto, comunque, per passione, per tradizione. E’ la caparbia volontà di pochi a conservare un patrimonio zootecnico ricevuto in eredità dai vecchi. Da queste isole s’illumina il nuovo mattino del Cane Corso che ricercatori ed alleatori hanno ripreso a selezionare da oltre venti anni, perchè non vadano dispersi e perduti lembi di civiltà, di fascino, di storia.

Ho ripercorso le strade dei luoghi delle mie origini ed il Cane Corso c’era ancora, era li dov’era sempre stato. Era dove il Prof. Ballotta lo aveva veduto ed ammirato negli anni ’50. Era dove il Prof. Bonatti ( Il cacciatore siciliano – n°9 del’57) ne aveva osservato le caratteristiche morfologiche e l’utilità di impiego. Bisognava soltanto cercarlo, andargli incontro e strapparlo al silenzio per evitare l’ultimo abbandono. In questo lavoro di rinascita mi sono stati compagni Gandolfi, Sereni e i fratelli Malavasi sotto l’incalzare di segnalazioni certe e controllate.”

Le prime notizie

La prima scintilla che riaccende l’interesse per IL CANE CORSO è una lettera scritta da Paolo Petrelli e pubblicata sul n° 6 del giornale ufficiale dell’Enci: “I Nostri Cani”, nell’anno 1978. Nel dicembre dello stesso anno, sempre su “I Nostri Cani”, esce un articolo firmato da Paolo Breber che descrive i soggetti incontrati in Puglia, grazie anche alla segnalazione avuta in una lettera del Prof. Bonatti, datata 2 Dicembre 1973. In questa lettera si descriveva un cane molossoide a pelo corto, differente dal mastino napoletano, aggiungendo come anche il Prof. Ballotta, famoso allevatore di schnauzer, ne avesse visti parecchi nelle campagne della Puglia. Nel maggio del 1979 Stefano Gandolfi, appena sedicenne, grazie agli scritti ed alle fotografie prodotti da Breber, viene a conoscenza che questa antica razza italiana è sopravvissuta alle due grandi guerre. Scoprirlo ed appassionarsi all’idea del recupero genetico della razza sono una unica cosa.
Coinvolgendo nel suo progetto Giancarlo e Luciano Malavasi, già rinomati allevatori di Pastore Tedesco, trasmettendo anche a loro tutta la passione ed il fervido entusiasmo che lo animava, i tre si mettono in contatto con Breber che non lesina loro le informazioni e da tutta la sua disponibilità ad accompagnarli in Puglia, sui luoghi dove aveva rintracciato i primi esemplari e dove effettuato e seguito i primi accoppiamenti mirati al recupero della razza. (il 14/11/75 da ALIOT,grigio X MIRAK, tigrata, nascevano 7 cuccioli. Fra questi la femmina tigrata a nome BRINA X PICCIUT, tigrato, il 15/01/78 da alla luce 10 cuccioli).

I PRIMI CONTATTI

Nel Settembre 1979 Paolo Breber, Stefano Gandolfi e Luciano Malavasi scendono in Puglia per rintracciare e scegliere i primi soggetti con cui selezionare la razza e iniziarne il recupero.

Nella prima discesa in Puglia, partiti da Mantova, le attenzioni dei tre appassionati (Breber,Gandolfi e Malavasi) si concentrano su 6 esemplari, 2 maschi e 4 femmine, nati nelle cucciolate del ’75 e ’78, tutti di taglia medio grande, di costuzione mesomorfa e muscolatura sviluppata. Soggetti che si presentavano tutti nobili, atletici e fieri, decisamente rispondenti ad una struttura molossoide ma assolutamente privi di ogni pesantezza, totalmente diversi dal mastino napoletano. Questi soggetti, decisamente simili nella struttura, si differenziavano in due tipologie se si andava ad esaminarne la testa. Alma e Cocab,nate nel ’78 da Brina, avevano testa alaneggiante e denti con chiusura a forbice. La madre, invece, aveva muso più corto e una chiusura a forbice rovesciata.

Sempre figlia di Brina, una altra femmina, a nome Tipsi, come scrive Gandolfi: “aveva il muso lungo poco più di un terzo della lunghezza della testa con una dentatura che chiudeva a forbice rovesciata. La testa, nel suo insieme, era nobile e proporzionata, una cagna raccolta ed armoniosa, attenta, fiera e vivace. Fattrice fondamentale del programma di recupero della razza.”
A queste quattro femmine si aggiungeva il maschio a nome Tappo, sempre figlio di Brina. Leggermente prognato, distinto, con muscoli di tutto rispetto, di colore fulvo chiaro, che venne regalato da Breber ad amici nel foggiano. A completare la rosa dei sei soggetti presi in considerazione va aggiunto Picciut, il maschio tigrato padre di Alma, Cocab, Tipsi e Tappo. Proprietario Armando Gentile, rispetto al figlio presentava una testa ancora più tipica, con un muso che, come quello della figlia Tipsi, era lungo poco più di un terzo della testa. In comune tutti questi cani avevano assi cranio facciali leggermente convergenti.

Il recupero

Le difficoltà concrete nel recupero della razza, emerse in questa prima trasferata, erano decisamente numerose, legate alla reticenza dei proprietari a cui erano stati affidati i soggetti nati dalle prime due cucciolate prodotte da Breber e ad una mancanza di cultura cinofila. Racconta Gandolfi che “Eterogeneicità, inconsistenza numerica e difficoltà di far capire il nostro programma di recupero erano motivo di perplessità se non di vero sconcerto. Nel Settembre dell’80, dei 17 cuccioli nati con i primi due accoppiamenti del Breber, solo 5 erano rintracciabili. Gli altri, donati ai pastori, si erano dispersi nelle campagne e se ne erano perdute le tracce. Solo due femmine, Tipsi e Brina erano sotto un diretto controllo. Altre a queste, il maschio Dauno, fratello di Brina, e la ormai anziana Mirak. In sostanza era stato gettato solo un sasso nello stagno,: il vero recupero della razza doveva ancora iniziare”
Consapevoli della situazione e delle difficoltà, Gandolfi ed i fratelli Malavasi si rendono conto, anche dietro consiglio di Casolino, che per avviare un serio programma di recupero bisognava trovare “una sede, un’oculata assistenza per gli sviluppi futuri e, soprattutto, una pragmatica filosofia di selezione”. Di questo fardello si fanno carico i fratelli Malavasi, che accettano di concedere l’uso del loro canile per ospitare i soggetti più meritevoli, dedicandosi ad “accudirli, sorvegliarne gli accoppiamenti, fare partorire le fattrici e seguire le cucciolate. Il tutto in cambio di futuri, ipotetici risultati da una razza sconosciuta ai più e dal destino incerto”(Casolino). Grazie alla disponibilità dei fratelli Malavasi è finalmente possibile iniziare quel serio programma di recupero che era nei loro pensieri e in quelli di Gandolfi e Casolino. Queste persone, con caparbietà e costanza, gettano le basi di quello che è il Cane Corso Italiano di oggi, trasferendo fra la fine del ’79 e il Gennaio 1980 i primi tre soggetti a Mantova: Le femmine Tipsi e Brina assieme a Dauno, un maschio nero nato nella prima cucciolata di Breber, da Mirak x Aliot.

Nonostante le difficoltà, da questi tre soggetti, lavorando in consanguineità al fine di fissare le caratteristiche di tipo e struttura, nascono i primi esemplari di Cane Corso dell’era moderna. Fra tutti, emersero per le loro qualità di tipo, struttura e capacità di trasmissione dei caratteri genetici alcuni esemplari che sono alla origine di tutti i soggetti moderni.

La rinascita

“Il 18 Ottobre 1983 fu una giornata storica per il Cane Corso. Per la prima volta un piccolo nucleo di appassionati della razza si radunava con i propri cani per una verifica della situazione. I 12 esemplari adulti presenti furono esaminati e misurati accuratamente dal Dr. Giovanni Ventura, veterinario, giudice Enci ed allevatore. La quasi totalità dei soggetti presentava un leggero prognatismo, assi cranio facciali leggermente convergenti, peso medio di 47 Kg per i maschi e 38 per le femmine. I mantelli erano, in maggioranza, di colore nero, tigrato, fulvo e grigio. Tutti i cani presentavano un aspetto atletico e asciutto, la testa era squadrata e massiccia” (Gandolfi).

Lo stesso giorno viene formalizzata e nasce ufficialmente, con sede a Mantova, la Società Amatori Cane Corso (SACC).

Nel 1985 viene affidato a Casolino il compito di mantenere i contatti con i giudici cinofili e con l’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, al fine di arrivare al riconoscimento ufficiale della razza. Opera di proselitismo e di convincimento veniva fatta da tutti gli appassionati verso i nuoi futiri soci del sodalizio e verso i giudici più apprezzati in seno all’Enci. Basir, capostipite e razzatore indiscusso, “era stato presentato in forma confidenziale a molti giudici che ne avevano considerato la veste morfologica, il portamento ed il carattere”(Gandolfi).Il 16 Giugno 1985 si svolge il primo incontro formale fra gli appassionati della S.A.C.C. e la cinofila ufficiale, rappresentata dai Giudici Enci Franco Bonetti, Antonio Morsiani, Mario Perricone e Claudio Bussadori. Furono presentati 10 Cani Corso e nonostante la scarsa presenza numerica, l’interesse dell’Enci fu elevato, tanto che il 3 novembre 1985, a Mantova, inviò una rappresentativa ufficiale al Raduno di Razza indetto dalla S.A.C.C. A rappresentare furono i giudici Barbati, Mentasti, Morsiani, Quadri, Perricone, Vandoni e Ventura. A seguito di questo incontro l’Enci iniziò a valutare la possibilità concreta di arrivare ad un riconoscimento ufficiale della razza. Questo indubbiamente anche razie al costante interesse dimostrato da Antonio Morsiani e Mario Perricone, giudici esperti di fama internazionale nonché noti allevatori di molossoidi. Nel 1986 Casolino, Malavasi, Sereni e Gandolfi si recano ripetutamente in meridione, alla ricerca di nuovi soggetti da immettere nella linea di sangue da loro selezionata. In un anno e mezzo, grazie anche alla collaborazione di nuovi appassionati cinofili residenti nelle zone della Puglia, dell’Umbria ed in Sicilia, riescono a entrare in possesso di circa trenta nuovi esemplari, riconducibili ad undici differenti correnti correnti di sangue. In questo anno e mezzo, grazie a questi nuovi soci, nascono le delegazioni S.A.C.C. di Puglia e Sicilia, creandosi così una proficua collaborazione fra gli appassionati residenti nelle zone di origine del Cane Corso ed il centro di selezione e rinascita della razza, sito a Mantova, nell’allevamento dei fratelli Malavasi. Primo artefice di questa collaborazione, profondo appassionato del Cane Corso, anello di congiunzione fra le regioni meridionali ed il centro di selezione a Mantova, fu Vito Indivieri. Amico di Morsiani, residente in Puglia, si prodigò costantemente nella catalogazione e nella ricerca dei soggetti più meritevoli, durante gli spostamenti effettuati nello svolgimento della sua attività di venditore ambulante. In Sicilia analogo impegno e identica passione vengono profusi da Giovanni Tumminelli, che fornisce informazioni storiche e documentazioni fotografiche idonee a censire anche in questa regione I Cani Corso ancora presenti e tipici.

Grazie a questa comunione di intenti viene definitivamente portata a compimento quell’opera di recupero iniziata sul finire del 1979 e diventa possibile per il Dr. Morsiani iniziare ad effettuare quei rilievi biometrici che avrebbero portato in breve alla stesura dello Standard Ufficiale del Cane Corso Italiano. Il Dr. Morsiani, dietro incarico del Comitato Giudici Enci, su commissione della S.A.C.C., accompagnato ed assistito nei ripetuti spostamenti fra Nord e Sud da Gandolfi, Malavasi, Indiveri e Tuminelli, inizia ad esegue le misurazioni cinotecniche, scegliendo quale prototipo della razza Basir, effettuando I rilievi su un numero complessivo di cinquanta esemplari scelti fra i 90 Cani Corso che gli erano stati sottoposti a giudizio.

Il riconoscimento della razza

Dopo lunghi viaggi, delusioni e successi, dubbi e certezze, dopo misurazioni cinotecniche, studi cinometrici e valutazioni caratteriali, dopo oltre sette anni di fatiche e passione, arriva finalmente il primo riconoscimento ufficiale per il Cane Corso Italiano: nel mese di Novembre 1987 il Consiglio Direttivo dell’Enci approva lo standard redatto dal Dr. Antonio Morsiani. Nel 1988, in occasione delle esposizioni canine di Milano, Firenze e Bari I giudici Morsiani, Perricone e Vandoni effettuano su oltre 50 cani corso sottoposti al loro giudizio ulteriori rilievi cinometrici, a cui si aggiungevano I quasi sessanta soggetti censiti e registrati da Vito Indivieri nel sud italia, con fotografie e notizie dettagliate sulle varie correnti di sangue. A chiudere il 1988 e concludere la mappa topografica dei soggetti ormai conosciuti e registrati, un ultimo raduno generale si tenne a Foggia nel mese di Ottobre, con la presenza di Morsiani per tutte le valutazioni necessarie.

Questo ultimo esame, superato con successo, convince definitivamente gli esperti dell’Enci a fare gli ultimi passi necessari per il riconoscimento ufficiale e definitivo della razza. In occasione della Esposizione Europea di Verona del 25 Novembre 1990 quindici Cani Corso sfilano nel ring d’onore. E’ la prima presentazione ufficiale alla cinofilia internazionale, contemporanea alla istituzione di un Libro Aperto, affidato al Prof. Vittorio Dagradi, nel quale iscrivere tutti quei sogetti adulti che dopo essere stati sottoposti ai rilievi cinometrici ed al tatuaggio di riconoscimento fossero stati ritenuti conformi allo standard redatto da Antonio Morsiani sul prototipo morfologico di Basir. “A Seveso, alla fine di Settembre del 1993, il Cane Corso sostenne la prova che consacrava I suoi titoli alla presenza dei giudici Bernini, Bonetti e Vandoni. Quasi cento Cani Corso sotto il cielo di Lombardia!

Il Consiglio Direttivo dell’Enci, consultati gli atti raccolti e sentito il parere favorevole del Comitato Giudici, del Comitato Razze Italiane e del Comitato Allevamento, accoglieva e ne sanciva il riconoscimento il 20 Gennaio 1994: Il Cane Corso diveniva, a pieno titolo, la 14a Razza Italiana.

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